Grazie!
Spero che i miei ringraziamenti arrivino a destinazione …
Grazie a Alessandro Marongiu e a Roberto Cornero per essersi occupati ancora del mio libro… scopro solo oggi e la sorpresa è doppia!
Spero che i miei ringraziamenti arrivino a destinazione …
Grazie a Alessandro Marongiu e a Roberto Cornero per essersi occupati ancora del mio libro… scopro solo oggi e la sorpresa è doppia!
Cari amici, non sono scappata, non sono disnteressata, non ho perso la voglia di stare qui. E’ che ho fatto un trasloco e sono ancora senza connessione e al lavoro non ho neanche il tempo per fare pranzo e la sera piuttosto che cercare un pc in giro mi addormento sugli scatoloni.
Tornerò presto e tornerò al meglio.
Ciao a tutti. A tutti un buon riposo!
Patrizia
Rossana Masspero conduce questa trasmissione di libri sulla Radio Uno Svizzera. La trasmissione è un po’ come la nostra Fahreneit di Radio 3 per i nostri cugini del Nord.
Mi sembra interessante fermare il nostro racconto e fare una considerazione parecchio interessante.
Enzo è un poeta. Io una narratrice. La mia scrittura è movimento in avanti, spinge per far andare avanti un’azione. La scrittura di Enzo è un microcosmo, un tutto racchiuso. Enzo ferma un momento e in quel momento lascia intravedere il prima, il durante e il dopo. Io dico, preannuncio, azioni o pensieri che si faranno ancora azione e che non bastano a se stessi. La scrittura di Enzo tende all’infinito nel finito. La mia è fatta di tanti pezzi finiti che potrebbero continuare all’infinito.
E’ come se Enzo cercasse sempre di catturare il maggior numero di cose possibili dentro poche parole che come tali non sono parole di cose ma parole-pensiero, parole che evocano e rimandano ad altri pensieri, ad altre parole ancora.
Questo è un bell’esempio di come la poesia sia differente dalla narrativa, o di come certa poesia sia differente da certa narrativa, perché la contaminazione ha dato origine a molte combinazioni.
“La prima volta che ti ho visto volare ho spento il motore e mi sono incantata a guardare. Ero sola in mezzo alla strada.
La notte cingeva d’assedio ogni mia illusione. Le stelle soffiavano vento sulle ali delle mie, delle tue possibilità inesplorate… In quel sogno di noi, tutto sembrava possibile! (Enzo)
Ma era pieno giorno e tu passavi per davvero in quel cielo e di stelle in agenda non ne contavo più. L’automobile obbediva ai miei comandi ma la voce no e si era fermata. Il telefono continuava a strillare ma io proprio non potevo rispondere, non potevo più parlare.
L’anima, sa essere un fiume in piena quando il dolore stringe d’assedio, pelle, ossa, mente e cuore. Quel giorno non sapevo cosa sarebbe stato della vita; di una vita stracciata e delusa, eppure non ancora vinta! Chiusi gli occhi, una, due, tre volte… per ritrovare il tutto che da sapore al niente delle stagioni… Guardare l’ora, la stessa di ieri. La medesima di oggi. Nostalgia del futuro. Poco alla volta mi accorsi che la voce tornò a sfiorarmi le corde del futuro… Nostalgia del futuro! (Enzo)
Cari amici e amiche, grazie per le parole che mi avete mandato in privato o in pubblico. Davvero mi fanno sentire meno sola. Ogni tanto ci ricado, mi sento sola. E’ un fatto.
Per stare con voi mi piacerebbe scrivere una cosa tutti insieme. Io ci metto l’attacco e poi possiamo provare ad andare avanti. Vediamo cosa ne viene fuori.
“La prima volta che ti ho visto volare ho spento il motore e mi sono incantata a guardare. Ero sola in mezzo alla strada….
Ho latitato in questi giorni. E’ perché sono stanca. Tra pochi giorni l’ennesimo trasloco (ne ho fatti più o meno 5 o 6 da quando sono mamma) e non ho ancora cominciato a metter via. Ma c’è una stanchezza più forte di quella fisica. Una stanchezza che è come una palla grossa, ferma, immobile, che se ne sta dentro il mio corpo e lo rende insensibile. Io so che le mie emozioni in questo periodo si stanno dando appunatmento da qualche parte e quando sentirò dolore in quella parte avrò capito finalmente dove.
Quando arriva questa palla non c’è una particolare gioia né una particolare voglia. Non c’è voglia di ridere. Non c’è possibilità di divertimento o di rilassamento. Ci sono i baci per i miei figli ma non c’è contatto di corpo con tutto il resto del mondo che non si chiami Lorenzo o Benedetta.
E allora aspetto che torni la gioia, la felicità, la leggerezza e che torni l’amore. La voglia di stringermi e di stringere, la fiducia.
Ciò che è tornato in questi giorni è la malinconia. Malinconia di carezze e di voci dolci, di parole belle e rassicuranti. C’è anche che ieri quattro anni fa moriva mia mamma e davvero mi manca. Mi manca quando sono stanca. Malinconia di qualcuno che dica: non ti preoccupare ci sono qua io per te (e questo l’avevo già scritto nel libro, mi pare, pazienza, continua a mancare), non ti preoccupare io ti voglio bene comunque, qualsiasi cosa succeda. Che la tenerezza si sostituisca al rimprovero, che chi è sempre pronto a mettere in risalto i difetti faccia una lista dei pregi e me li faccia vedere attraverso i suoi occhi.
E allora, mi viene da chiedere: vi capita spesso di sentirvi così? Quando è stato che avete aspettato una ripartenza? Che la vita ha ripreso a correre? E quando avete avuto la sensazione che si fosse fermata? Mi piacerebbe saperlo. Se, però, non avete tempo o voglia o spazio per rispondere, pazienza. Una cosa che succede ancora è riuscire ad aspettare.