Grazie!

venerdì, gennaio 15, 2010 22:56 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre, senza categoria

 

Spero che i miei ringraziamenti arrivino a destinazione …

Grazie a  Alessandro Marongiu e a Roberto Cornero per essersi occupati ancora del mio libro… scopro solo oggi e la sorpresa è doppia!

 

 

Lavori in corso

sabato, gennaio 9, 2010 23:43 | Filled in senza categoria

lavori in corso

 

    Il mio nuovo indirizzo di posta elettronica è patrizia.patelli@gmail.com

    

Pausa

venerdì, dicembre 25, 2009 15:26 | Filled in senza categoria

Cari amici, non sono scappata, non sono disnteressata, non ho perso la voglia di stare qui. E’ che ho fatto un trasloco e sono ancora senza connessione e al lavoro non ho neanche il tempo per fare pranzo e la sera piuttosto che cercare un pc in giro mi addormento sugli scatoloni.

 

Tornerò presto e tornerò al meglio.

 

Ciao a tutti. A tutti un buon riposo!

 

Patrizia

Furbo chi legge

domenica, dicembre 13, 2009 15:28 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre

 Rossana Masspero conduce questa trasmissione di libri sulla Radio Uno Svizzera. La trasmissione è un po’ come la nostra Fahreneit di Radio 3 per i nostri cugini del Nord.

 

copertina    

 

 

     Furbo chi legge. Ascolta l\’intervista.

Leggo su La Stampa di oggi (e rido e piango)

sabato, dicembre 12, 2009 0:22 | Filled in eventi, follia
Bonn ton
 
di Massimo Gramellini 
Mille chilometri a Sud di Bonn, un altro personaggio noto ai settimanali di gossip accettava con serenità e buon gusto il verdetto di un tribunale della Repubblica, che lo aveva appena condannato in primo grado a tre anni e otto mesi per una storia di ricatti fotografici: «Non me ne frega un cazzo di fare il carcere» ha detto Fabrizio Corona. «Quel che c’è scritto in tribunale – La legge è uguale per tutti – è una grandissima stronzata. Non ho fiducia nella legge. Viviamo in un paese di merda. Mi vergogno di essere italiano. E non è che me ne vado perché scappo. Me ne vado perché in questo paese non ci voglio vivere. Ripeto: mi vergogno di essere italiano».Dopo aver letto le sue parole e visto questa foto, anche noi.

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Donnamadre

domenica, dicembre 6, 2009 21:30 | Filled in luce
Ho ricevuto questa lettera e la pubblico per intero così come la ho ricevuta. Perché mi ha ricordato il perché qualche mese fa ho aperto questo blog. L’ho aperto perché volevo, io che avevo potuto rendere pubblico il mio dolore, dare uno spazio, una voce a voi, a qualcun altro, a chi fosse passato di qua. E Stefania questa voce se l’è presa, si è autorizzata a farlo. E io sono orgogliosa di poter trascrivere le sue parole. E anzi ne vorrei di più. Perché il dolore che dice è un dolore forte che sa raccontarsi. Perché Stefania sceglie di farlo quando io perdo un poco di coraggio e allora voglio ringraziarla con tutto il cuore. Perché nelle sue parole di donna leggo forza, passione, lacerazione e generosità.
Scrivi ancora, Stefania, parlaci.
 
 
picassoCara Patrizia, non ci conosciamo, ho visitato il tuo blog, ogni tanto lascio un commento…
mal di mamma… tu fai delle domande, sono le stesse che mi sono posta negli anni… a volte senza una risposta concreta.
Ti dico una cosa ENORME
La tua mamma ti manca. Non so che mamma sia stata per te. Ma, ed e’ un MA gigante, se hai avuto il suo calore, lei sara’ sempre con te, e’ dentro di te. Hai dei figli. I figli sono scissi da noi… Li partoriamo, gli indichiamo la strada, ma insieme alla vita li regaliamo un bel paio d’ali: sta a noi fargliele d’oro, d’argento, colorate o grigine.
Se le tue sono state colorate non essere triste, tu sei il suo proseguimento, Lei esiste attraverso di te. Metti in pratica ogni giorno le cose belle che ti ha donato e sorridi, solo questo vuole da te. Il tuo sorriso.
So cos’e’ quel morto nella pancia, mi e’ stato incollato addosso per anni…
la mia mamma e’ viva, dopo anni di lotte, di analisi, costellazioni familiari, genogrammi ho capito a 49 anni che non e’ colpa mia se non mi ama, se mi ha scaricato per un’altra vita, una figlia dell’amore con un uomo che non era mio padre.
L’ultima volta che la vidi… le dissi che le sarei voluta stare vicina… che sta invecciando… 2 anni di silenzio…
ho deciso che per troppi anni ho avuto male dentro e fuori, si’, a volte mi facevano male gli arti, me li sentivo amputati,,, senza una gamba, un braccio, una mano…
ora basta, vivro’ con il ricordo della pezzina bagnata d’aceto quando me la metteva sulla testa quando avevo male!
Sorridi Patrizia! La tua mamma e’ esistita, la mia e’ stata un fantasma…
Consapevole che ognuno vive il proprio dolore, il lutto deve finire un giorno, per trasmettere ai nostri figli la gioia di vivere. E’ un dovere.
Ti abbraccio.
Stefania D’echabur
P.S. Se vuoi il mio messaggio lo puoi mettere nel blog, te l’ho inviato privatamente per delicatezza nei tuoi confronti.
 
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Intervallo

giovedì, dicembre 3, 2009 22:06 | Filled in narrazione generativa

untervalloMi sembra interessante fermare il nostro racconto e fare una considerazione parecchio interessante.

 

Enzo è un poeta. Io una narratrice. La mia scrittura è movimento in avanti, spinge per far andare avanti un’azione. La scrittura di Enzo è un microcosmo, un tutto racchiuso. Enzo ferma un momento e in quel momento lascia intravedere il prima, il durante e il dopo. Io dico, preannuncio, azioni o pensieri che si faranno ancora azione e che non bastano a se stessi. La scrittura di Enzo tende all’infinito nel finito. La mia è fatta di tanti pezzi finiti che potrebbero continuare all’infinito.

 

E’ come se Enzo cercasse sempre di catturare il maggior numero di cose possibili dentro poche parole che come tali non sono parole di cose ma parole-pensiero, parole che evocano e rimandano ad altri pensieri, ad altre parole ancora.  

 

Questo è un bell’esempio di come la poesia sia differente dalla narrativa, o di come certa poesia sia differente da certa narrativa, perché la contaminazione ha dato origine a molte combinazioni.

 

 

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Ma era pieno giorno…

mercoledì, dicembre 2, 2009 22:03 | Filled in narrazione generativa

“La prima volta che ti ho visto volare ho spento il motore e mi sono incantata a guardare. Ero sola in mezzo alla strada.

 

chagall 2

 

La notte cingeva d’assedio ogni mia illusione. Le stelle soffiavano vento sulle ali delle mie, delle tue possibilità inesplorate… In quel sogno di noi, tutto sembrava possibile! (Enzo)

 

 

Ma era pieno giorno e tu passavi per davvero in quel cielo e di stelle in agenda non ne contavo più. L’automobile obbediva ai miei comandi ma la voce no e si era fermata. Il telefono continuava a strillare ma io proprio non potevo rispondere, non potevo più parlare.

 

L’anima, sa essere un fiume in piena quando il dolore stringe d’assedio, pelle, ossa, mente e cuore. Quel giorno non sapevo cosa sarebbe stato della vita; di una vita stracciata e delusa, eppure non ancora vinta! Chiusi gli occhi, una, due, tre volte… per ritrovare il tutto che da sapore al niente delle stagioni… Guardare l’ora, la stessa di ieri. La medesima di oggi. Nostalgia del futuro. Poco alla volta mi accorsi che la voce tornò a sfiorarmi le corde del futuro… Nostalgia del futuro! (Enzo)

 

 

La prima volta che ti ho visto volare

martedì, dicembre 1, 2009 22:57 | Filled in narrazione generativa

Cari amici e amiche, grazie per le parole che mi avete mandato in privato o in pubblico. Davvero mi fanno sentire meno sola. Ogni tanto ci ricado, mi sento sola. E’ un fatto.

 

Per stare con voi mi piacerebbe scrivere una cosa tutti insieme. Io ci metto l’attacco e poi possiamo provare ad andare avanti.  Vediamo cosa ne viene fuori.

 

chagall“La prima volta che ti ho visto volare ho spento il motore e mi sono incantata a guardare. Ero sola in mezzo alla strada….

Attesa

domenica, novembre 29, 2009 16:38 | Filled in patrizia

la bella addormentataHo latitato in questi giorni. E’ perché sono stanca. Tra pochi giorni l’ennesimo trasloco (ne ho fatti più o meno 5 o 6 da quando sono mamma) e non ho ancora cominciato a metter via. Ma c’è una stanchezza più forte di quella fisica. Una stanchezza che è come una palla grossa, ferma, immobile, che se ne sta dentro il mio corpo e lo rende insensibile. Io so che le mie emozioni in questo periodo si stanno dando appunatmento da qualche parte e quando sentirò dolore in quella parte avrò capito finalmente dove.

 

Quando arriva questa palla non c’è una particolare gioia né una particolare voglia. Non c’è voglia di ridere. Non c’è possibilità di divertimento o di rilassamento. Ci sono i baci per i miei figli ma non c’è contatto di corpo con tutto il resto del mondo che non si chiami Lorenzo o Benedetta.

 

E allora aspetto che torni la gioia, la felicità, la leggerezza e che torni l’amore. La voglia di stringermi e di stringere, la fiducia.

 

Ciò che è tornato in questi giorni è la malinconia. Malinconia di carezze e di voci dolci, di parole belle e rassicuranti. C’è anche che ieri quattro anni fa moriva mia mamma e davvero mi manca. Mi manca quando sono stanca. Malinconia di qualcuno che dica: non ti preoccupare ci sono qua io per te (e questo l’avevo già scritto nel libro, mi pare, pazienza, continua  a mancare), non ti preoccupare io ti voglio bene comunque, qualsiasi cosa succeda. Che la tenerezza si sostituisca al rimprovero, che chi è sempre pronto a mettere in risalto i difetti faccia una lista dei pregi e me li faccia vedere attraverso i suoi occhi.

 

E allora, mi viene da chiedere: vi capita spesso di sentirvi così? Quando è stato che avete aspettato una ripartenza? Che la vita ha ripreso a correre? E quando avete avuto la sensazione che si fosse fermata? Mi piacerebbe saperlo. Se, però, non avete tempo o voglia o spazio per rispondere, pazienza. Una cosa che succede ancora è riuscire ad aspettare.

 

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