Alice

martedì, gennaio 22, 2013 10:59 | Filled in senza categoria

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Ieri sera ero al concerto di Alice a Verona. Ero pubblico, perché io della musica sono pubblico, nient’altro. Delle sue canzoni, di quelle che ha cantato, me ne sono piaciute poche (in quanto a testi), ma quelle che mi sono piaciute anche come testi mi sono piaciute immensamente. Ma tutte, anche tutte le altre avrei continuato ad ascoltarle ancora e ancora. Perché la sua voce è un incanto, perché quando canta Alice sospende il tempo e fa sì che tu stia lì ad ascoltare. Perché lei è una cantante e la sua voce è il suo strumento e il suo strumento lei lo ha studiato, lo ha accordato, modulato, lo ha coltivato e forse all’inizio l’ha avuto in dono ma quel dono lo ha reso reale, cosa finita e in continua evoluzione, non è rimasto un’intuizione. Perché lei tutto quello che canta lo canta come fosse suo, come fosse fondamentale, come fosse importante, come fosse dal cuore e quindi vero e immortale.

 

Ieri sera ho pensato che se Alice fosse uno scrittore io la leggerei ancora e ancora. La leggerei tutta. Perché me ne fregherei se tutte le sue storie fossero architettonicamente perfette, finite. Non cercherei di beccare il punto esatto in cui si sfilacciano e non tengono più. Io delle sue storie ascolterei la voce, accordata, modulata, studiata, coltivata. Perché quella voce avrebbe suoni, fonemi e sillabe che mi direbbero, suggerirebbero, sussurrerebbero, griderebbero qualcosa di fondamentale, qualcosa dal cuore e quindi di vero e immortale. Non mi interesserebbe che tutte le storie fossero un manuale, a me basterebbe che un decimo delle sue pagine fossero belle, bellissime, per me. Io la ringrazierei se fosse una scrittrice per l’incanto e la magia e la bellezza, la ringrazierei per il coraggio.

 

Alice canta che la bellezza salverà il mondo. Beh, ognuno dà il suo significato alla bellezza. Per me la bellezza è l’incanto e  la bellezza delle parole è incanto. Chi vive di incanto non ne ha bisogno di molto, gliene basta poco, centellinato, in piccole dosi. Ha bisogno di sapere dove andarselo a prendere quando serve. Io so in quali pagine andarmelo a prendere quando sono in apnea e non sono tutte le pagine di tutto un libro, a volte sono una frase sola di tutto un libro. Ma so che c’è, che è lì. E che lì resta. Non saprei cos’altro dovrebbe restare, sopravvivere al mare di carta che popola i cataloghi dei libri del mondo.

 

C’è il mondo delle canzoni che passano mille volte al giorno per radio perché qualcuno ha scelto che quelle dobbiamo ascoltare. C’è il mondo dei libri che stanno nelle file dei supermercati e dei librimercati. Ma ce n’è anche un altro. Quello che ha l’incanto dentro e che rende possibile la tolleranza del primo, lo giustifica. Perché se ci fosse troppo cuore, troppa bellezza, troppa inesattezza, troppa sfumatura, incertezza, ancora troppo cuore, troppo coraggio, verità, vergogna, umiltà, troppa anima, troppo spirito e troppa voce il mondo risultarebbe di una bellezza intollerabile, di una bellezza da morire.

 

Peccato che il primo abbia in mano il denaro e il secondo possa continuare a scoprire di essere felice senza. Peccato perché siamo tutti diversi in questo mondo alla faccia di chi ha scelto che abbiamo bisogno tutti delle stesse cose, perché la diversità è pericolo, lo sappiamo, scoprire la diversità fa scoppiare la lotta, l’individualità e le rivoluzioni.

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