Cosa manca

martedì, ottobre 28, 2014 11:31 | Filled in diario, emozioni, libri, parole, senza categoria

Sono sicura che non manca solo a me. Cosa? 

 

A parte i temi e i diari, ho iniziato a scrivere vent’anni fa, forse meno e a breve ne compirò quaranta. Ho scritto poco. Ho letto tantissimo. I libri mi hanno salvato la vita, in molti momenti, e non è poesia. Giorni e giorni chiusa in casa a leggere. Nei momenti peggiori di crisi e isolamento a leggere. Quando pesavo quaranta chili a leggere. Quando il dolore era così grande a leggere. Nei momenti troppo estremi di felicità a leggere e in quelli troppo estremi di nostalgia di ciò che non riuscivo più a desiderare a leggere.

 

Perché? Perché lì tra centinaia e centinaia e migliaia di righe cercavo il corto circuito che mi parlasse all’anima. Poteva essere l’accostamento di suoni di parole che diventava balsamo, o discorso che sapeva mettere ordine alle emozioni. Ero quindi una pessima lettrice, non ricordavo titoli, spesso neanche gli autori, non le trame tutte intere. Avevo bisogno di nutrirmi di tanti piccoli pezzetti di cibo raccattati in una quantità spropositata di pagine e pagine.

 

Poi non è più stato così. Il mondo degli adulti e della ragione ha preso il sopravvento. Il mondo di chi si occupa di libri, decide libri, valuta libri, pubblica libri e confeziona cibi già precotti. E allora ho cominciato a leggere in modo diverso. Che non so nemmeno com’è che è successo e adesso quasi non leggo più, ultimamente, perché fatico a trovare ciò che cerco, ciò che ho ricominciato a cercare. Un cercare alla cieca, perché non riuscire a trovare pian piano elimina il desiderio di avventura. Però mi sono resa conto di una cosa, oggi, leggendo la lettera di un’amica, che c’è una realtà canaglia intorno: la crisi, Ebola, le guerre, il denaro che scompare insieme al lavoro, l’invisibilità. Ma continuano ad esserci la malattia dell’infinito e la sofferenza dell’anima e tante ferite che non sono evidenti ma che per quanto la realtà intorno cerchi di sopraffare con problemi più grandi di noi, più grandi di tutti, problemi che ci rendono tutti uguali, continuano ad esistere e quando arrivano bloccano tutto, tutto il resto e possiamo negarle in tutti i modi possibili ma prima o poi torneranno a cancellare tutto, diventeranno comunque nero, malattia, dolore, vergogna, inadeguatezza, silenzio, morte. Forse allora non è inutile continuare ad occuparsi delle “piccole cose”, tornare a guardarsi dentro e cercare il balsamo che non ho più trovato. Forse sono diventata una cattiva cercatrice, forse non trovo niente di ciò che cerco in ciò che mi viene offerto, forse entrambe le cose.

 

Ma cos’è che manca? Mancano parole che ti parlino dentro e che nascano da dentro, manca l’abitudine al silenzio e all’ascolto delle voci stonate, manca il tempo di guarire i dolori, manca il cuore. Attenzione, signori, che stiamo diventando soldatini tutti uguali!

 

A me continueranno a far paura le guerre, Ebola e i terremoti. Continuerà a farmi arrabbiare che non trovo un lavoro e che coi soldi non so mai se arrivo a fine mese, ma in tutto questo ho bisogno di sentirmi viva e sempre più spesso me ne dimentico. Viva sono quando ricordo ciò che sono, quando sento ciò che vivo e quando trovo il modo di parlarne, di scriverne, viva quando so di saper trovare le parole per farlo anche per gli altri, viva anche quando la mia voce non arriva, viva se continuerò a farlo perché credo che questo manchi totalmente, infinitamente, in questo mondo che non è vero che è affamato di soldi e di potere che non ha, ma di amore e di perdono e di comprensione della bellezza e del dolore. Come sembrano lontane, melense e inutili queste parole! Ci sono caduta anche io nella trappola di crederlo, ma fa parte di un disegno, il disegno di Darwin, della legge del più forte e la negazione del più debole. Io, oggi, credo forte colui il quale sa guardare dentro al suo cuore. Non averlo più fatto sta uccidendo la civiltà. Io vado avanti a scandagliare e indagare quello. Vado avanti a scriverne, nonostante tutto. E’ l’unica traccia che sento valga la pena di lasciare ai miei figli. Che io, io non ho avuto paura di cascarci dentro al cuore. Che ho avuto il coraggio di farlo. Che ci sono annegata ma poi sempre risorta e quando non risorgerò ne sarà valsa comunque la pena. E voi, continuerete a farlo, voi?

You can leave a response, or trackback from your own site.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento