Di cosa parlano i libri

martedì, ottobre 9, 2012 8:30 | Filled in corpo e sangue, libri, narratore

ternitti

Ma quanto è bella questa copertina?

 

Ho tirato su questo libro una sera in libreria insieme ad altri. Gli altri li ho scelti per il nome dell’autore, questo solo ed esclusivamente per la copertina. Perché ahimè, l’autore non lo conoscevo. E l’argomento di per sé, da solo, non bastava sulla carta a entusiasmarmi.

 

Ci ho messo molto tempo a leggerlo. L’ho finito e mi sono sentita ingannata. La copertina, il suo colore, la ragazza, il titolo, le parole scritte vicino alla ragazza: “Amianto, eternit, ternitti: promessa di ricchezza per gli emigrati, uncino mortale annidato nei polmoni. Una luminosa storia d’amore e di riscatto”. Non ci ho trovato niente di tutto questo. O meglio, si parla di tutto ma non ho sentito niente fino in fondo, fino a sentire il male che fa male o il bene che fa bene. Dovrei chiedere il rimborso?

 

Non lo chiedo perché l’occasione è stata importante per riflettere su una cosa: di cosa devono parlare i libri che mi interessano. Come devono essere fatti i libri che mi interessa scrivere. E la risposta che mi sono data è che i libri devono parlare di una cosa sola.

 

Non importa quanto sia lungo un racconto o un romanzo. Ma ci deve essere una e una cosa centrale, importante, fondamentale, di cui l’autore sente l’urgenza di dirci. Quella cosa deve essere ben chiara nella testa, nel cuore e nella pancia dell’autore, se no a noi mica ci arriva. Ci arrivano invece tante cose e tante piccole lezioncine, senza, però, che nessuna ci picchi in faccia.

 

Per esempio, ho capito finalmente cos’è che mi affascina dei libri di Yeoshua. La scrittura di Yeoushua è una scrittura particolare. Procede lentamente, meticolosamente, direstila-scena-perduta

che è noiosa. Invece quando comincio i suoi libri non riesco a smettere di leggere, devo farmi violenza per lasciare e poi riprendere la lettura e i suoi libri sono libri fatti di molte pagine quindi devo per forza fare delle pause. Sembra che per pagine e pagine succeda poco eppure stai lì. Perché? Perché lui ha ben chiaro in testa dove vuole arrivare, cosa vuole dirti, dove vuole portarti e tu resti legato a un filo sottile e lo segui perché vuoi arrivare lì dove lui è già arrivato. Grandioso!

 

Forse che la mia necessità sia quella di libri “piccoli”, che non mirino a raccontarti la storia del mondo. Di gente che me la racconta ovunque, che ha sempre un’opinione su tutto, che già sa tutto sono nauseata. Non voglio grandi domande e grandi risposte, anzi risposte proprio non ne voglio. Voglio che mi vengano posti dei problemi, uno per volta, che quel punto morto del mondo, anello che non tiene, disagio, crepa, fessura, dolore, chiamiamolo come vogliamo, mi venga buttato sul piatto davanti agli occhi, di modo che io possa specchiarmici dentro e, guardandolo, conoscere qualcosa che non avevo visto. Se poi mi viene proposta una soluzione, una strada, va bene, benissimo, ma non deve essere una lezione, solo una proposta.

 

Di questo dovrebbero trattare i libri che piacciono a me.

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