Esilio

venerdì, novembre 23, 2012 9:56 | Filled in corpo e sangue, emozioni, libri, narrazione generativa

la figlia del sole“(… ) è possibile che per scrivere sia necessaria l’esperienza dell’esilio? Capisci cosa intendo? Uno scrittore deve per forza sentirsi un paria, un esule, uno straniero, per scrivere?

E in secondo luogo mi domando: è possibile, secondo te, che questo sentimento riguardi le donne, più che gli uomini? Non è sempre così, mi dirai…Ma anche se fosse così non sempre, ma soltanto nella maggior parte dei casi, sarebbe comunque un indizio di qualcosa, non credi? Di che cosa ancora non lo so, ma vorrei scoprirlo. Se scrivo è per questa ragione, per capire perché si scrive. E ho l’idea che si scrive perché non si è a casa nel mondo, e penso che tale esperienza riguardi in particolare le donne, il che significa che chi scrive si appoggia a quella parte, alla parte femminile della propria natura. Per me è così e non ho vergogna a dirlo e tu, Zoe, del resto lo sai, io sono più femminile di te in moltissime cose; per esempio nella capacità di lasciarmi andare, di abbandonarmi… Ed è proprio in quei momenti di passività e di abbandono, che divento fertile. (…). In questo senso dico che chi scrive è una creatura ammalata. Sì, arrivo addirittura a sostenere che lo scrittore è l’uomo malato; e insieme – ecco il paradosso – proprio lui ama più degli altri la vita. Chi soffre, ama la vita più dell’uomo sano”.

 

Così dice Francis a sua sorella Zoe parlando di Katherine Mansfield, La figlia del sole, l’ultimo libro di Nadia Fusini, che sto ancora leggendo…

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