Il mio nome è legione

Il mio nome è legione
Ieri sera sono stata a Mantova in una bella libreria, anche se moderna, anche se la versione originale esiste dal 1920 (chapeau!). Il primo “anche” sta per un po’ troppo nuova. Davide Bregola, uno scrittore in camicia bianca molto attivo e famoso (ci terrebbe lui che io lo dicessi e infatti lo dico) nella città del festival della letteratura ha presentato il libro di Demetrio Paolin. La presentazione si è trasformata in un evento prezioso per vari motivi. Perché il libro di Demetrio è un libro bello e importante per tutti coloro che scrivono o che vogliono capire cosa sta succedendo tra le parole oggi in Italia. Perché la chiaccherata è stata vivace e interessante. Perché Giulio Mozzi ha teorizzato il nuovo corso della narrativa (di ricerca?) italiana: gli scrittori “nuovi” parlano del male, lo fanno partendo dal corpo, il corpo è l’unica certezza che hanno per capire chi sono. Proprio come fece Cartesio quando disse: penso, dunque sono. Cioè, parto da qui, da me, dalla carne del mio corpo, lì cerco una mia verità. Giulio lo ha detto meglio. Lo ha detto in un modo che avrei voluto registrare. Lo ha detto in un modo che dovrebbe scriverci almeno un articolo, magari un piccolo saggio.
Non c’è ancora nessun commento.