La narrativa del resto

mercoledì, agosto 19, 2009 23:09 | Filled in la narrativa del resto

L’ articolo di seguito che copio e incollo è stato scritto oggi 19 agosto da Giulio Mozzi sul suo Vibrisse .

Lo trovo geniale, ma soprattutto lo trovo utile per orientarsi tra le parole di oggi, per capire cosa succede. Leggetelo, leggete Giulio Mozzi e leggete ciò che Giulio Mozzi legge.

 

Tentativo di descrizione di una tendenza in atto nella narrativa italiana (ovvero: come liberarsi dell’inutile categoria dell’autofiction)

 

19 Agosto 2009 di vibrisse

 

di giuliomozzi

 

Tanti anni fa il signor René Descartes decise di mettere tutto in dubbio. Dopo aver dubitato e dubitato, gli restò qualcosa, un resto, del quale non riuscì nonostante tutti gli sforzi a dubitare. “Poffarbacco”, pensò: “Sto pensando. E se sto pensando, esisto. Della mia esistenza, quantomeno della mia esistenza come essere pensante, non posso dubitare”.

 

Nel 2006 le acque di quel bicchiere che sono le pagine culturali dei giornali furono agitate da un breve saggio di Antonio Scurati: La letteratura dell’inesperienza. Due anni prima furono agitate da un articolo di Mauro Covacich apparso in L’Espresso con il titolo Ho le vertigini da fiction. Scriveva Covacich: “Ogni cosa per essere reale dev’essere trasmessa, ma non solo – questa ormai è roba vecchia – anche ogni esperienza di vita è reale solo se pensata da chi la vive coi ritmi, le sequenze e le inquadrature di una fiction. Il concetto la vita come un romanzo ha cambiato più volte faccia fino ad arrivare a la vita come un reality show“. Scurati non diceva cose tanto diverse: “La distinzione tra il finzionale (fictional) e il fattuale (factual) non è più rilevante, prima ancora di non essere possibile”, “Oggi il problema si riformula così: come trasformare in opera letteraria quel mondo che è per noi l’assenza di un mondo. Il mondo non c’è, e per questo diventa urgente raccontarlo”.

 

leggi tutto l\’articolo

 

testatavibrisse

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