La vertigine di sentirsi casa

venerdì, agosto 1, 2014 8:07 | Filled in diario

12-camper fumettoSarà che il mio spazio ideale è un camper, mica grande, di quelli normali e magari un po’ impolverati e anche ammaccati, come il mio. Che non possiedo materialmente più o meno niente, non gioielli, non vestiti di marca, non profumi o. Che non ho quasi mai avuto un reddito, che non avrò una pensione, che. Che ho fatto tantissimi traslochi, che ad ognuno ho buttato via o regalato più o meno tutto ciò che non serviva nell’immediato, che se mi sono dimenticata qualcosa al trasloco prima, ci ho pensato al trasloco dopo, che i ricordi ce li ho nel cuore e non in cantina. Che sul camper c’è tutto ciò di cui ho bisogno: i miei figli, mio marito, il mio cane, un letto per tutti, una pentola per cuocere la pasta e la strada davanti. Che di trasloco ne sto per fare un altro, che la casa è piena di scatoloni da riempire, che le tarme rosicchiano il tetto del giardino che sto per lasciare. Sarà che abbracciare i miei bambini mentre aspetto il loro padre con un libro accanto, ecco, quello è casa. Che io per loro sono casa. Che io, proprio io che non ho niente, sono braccia di pietra e gambe di cemento e cuore e polmoni che sono centraline elettriche e pozzi di acqua. Che essere pietra mobile è vertigine, è il reiterato coraggio di portarli in grembo per fare coraggio, io che di coraggio ne ho sempre avuto poco o tanto a seconda dei punti di vista. Non c’è casa che duri nel tempo senza qualcuno che la abiti. Penso sia per questo che continuo a durare, perché quando mi sono crepata veramente è stato quando ho lasciato fuori dalla porta i suoi abitanti e, per fortuna, me ne sono accorta per tempo. Ecco perché i miei figli sopravviveranno a tutto, a tutti i cambiamenti, sapranno andare avanti leggeri, perché sono stati contenuti in ossa pulite e resistenti.

 

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