L’età non conta. Purtroppo.

martedì, novembre 17, 2015 9:51 | Filled in diario, libri

Ieri su La Stampa un articolo di Paolo Di Paolo dal titolo “Scrittori, i tormenti dell’età di mezzo”. Denuncia il fatto che molti nomi che negli anni ’80 e ’90 hanno esordito con importanti case editrici sono finiti oggi a pubblicare con piccole case editrici, come Giulio Mozzi da Mondadori a Laurana (obs!, magari direbbe qualcuno…) o, addirittura, come Beppe Sebaste da Einaudi all’autopubblicazione su Amazon. E dire che loro c’hanno pure un agente, magari uno di quelli che contano. L’articolo ci prova ma non centra ancora tutto l’argomento. Tutto l’argomento sarebbe che oggi se non hai un agente fatichi a farti leggere (non dico mica pubblicare… per la carità!) anche dalle case editrici piccole. E che oggi per farti leggere da un agente (che quasi sicuramente, nel caso, ti dirà che il tuo libro non è piazzabile da nessuna parte, se ti va bene, se no ti dice proprio che non gli piace) devi pagare parecchie centinaia di euro per avvalerti del suo servizio di lettura e valutazione (anche se hai già pubblicato…) oppure parecchie centinaia di euro per iscriverti a un corso di scrittura con quelli che ti promettono a fine corso di presentare la tua opera proprio a quegli stessi agenti che magari non hai voluto pagare prima. Se no puoi pubblicarti da solo oppure affidarti al mare magnum di editori a pagamento o quasi che, nonostante quanto scritto nel contratto che firmerai, non ti faranno editing né promozione, che allora è quasi meglio fare da soli. Se vai a scavare i nomi di quelli che ti possono aiutare a stare nel giro (far girare il tuo nome, magari i tuoi articoli che a volte ti commissionano pure) sono sempre gli stessi. Quali? Quelli che si chiamano tra di loro “amici”. Gli “amici” si complimentano uno con l’altro ad ogni cacata che dicono  o scrivono su un social network qualsiasi, investono tempo a spiare cosa fanno l’uno con l’altro per essere al passo coi loro tempi, e poi non so che altro facciano insieme, ma sicuramente spendono un sacco di tempo a pensarci. Poi ci sono gli amici senza le virgolette, ai quali non chiederai e non ti offriranno mai di intercedere per te in qualche modo perché quelli ti vogliono bene.

 

E poi c’è chi manco i social network c’ha e sta a casa sua a scrivere ciò che non verrà mai letto o pubblicato e quello lì è proprio fottuto. Anche se è bravo. Anche se fa cose interessanti. Anche se. Però poi alla fine pensa di non essere abbastanza bravo e allora non sbraita più di tanto, un po’ si deprime, un po’ piange (la sera nel suo lettuccio), smette di rompere le scatole a vuoto, smette anche di spedire perché alla fine costa pure quello e si rintana a leggere autori morti perché di quelli vivi (italiani, soprattutto) che pubblicano con le major non si fida.

Il quadro è più deprimente di quel che sembra. Io di amici ne ho un paio, forse uno e mezzo. I libri li cerco più volentieri nelle biblioteche che in libreria dove, purtroppo, mi fa abbastanza schifo entrare. Mi viene l’ansia. I soliti nomi, i soliti marchi, la stessa scelta (!) ovunque. Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo, quando non sapevo niente, quando le librerie erano cattedrali e tutto era così prezioso, tutto ciò che c’era dentro, perché ero sicura, si trattava di quanto meglio ci fosse in circolazione, per dio!, l’avevano pubblicato!, e mica solo piccoli editori! ma proprio i grandi!, quelli che ci vedevano meglio di tutti!!!!! Sono cambiati i tempi o anch’io mi sono fatta prendere in giro per tanto tempo prima? Io penso che quando le persone per parlarsi si dovessero incontrare vis à vis o quando per assorbire le distanze si dovessero scrivere lettere a mano, o semplicemente quando si tentava di fare cultura (portare al mondo qualcosa di nuovo, cercare nuovi sapori, fare innovazione: ciò che salva da che mondo è mondo qualsiasi impresa, che si tratti di libri o tortellini), un po’ si leggesse anche meglio. Vado ad acquistare su Amazon “Fallire” di Beppe Sebaste, il romanzo autopubblicato, secondo me è proprio un buon acquisto.

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