LinguaMadre

mercoledì, ottobre 28, 2009 22:37 | Filled in LinguaMadre, senza categoria
Nell’articolo che segue questo, cioè il prossimo, Sandra ha accolto la mia richiesta di scriverci qualcosa sulla sua percezione di lettrice madre. Ne aveva parlato in un commento a proposito dell’articolo Donneità e femminilità.
 
Madonna del Parto

Madonna del Parto

 

Se a qualcuna o qualcuno di voi viene in mente di intervenire e esprimere il suo pensiero, rinnovo l’invito di scrivermi al mio indirizzo di posta. 

 

Io penso e scrivo e leggo, vivo continuamente da madre. Penso che questo abbia a che fare con l’essere madre in quanto animale e con l’essere una donna che legge e che scrive. Ma la madre è femmina o è donna? E come fa una donna a fare la madre? E come fa una femmina a farla?

 

Io mi sento una madre femmina quando mi sento fuori luogo o comunque non all’altezza, quando mi assale il senso di colpa di non essere mamma perfetta, quando arrivano più forti il senso e l’idea del sacrificio. In genere quando questo succede compro qualcosa ai miei figli, anche quando non ho i soldi.

 

Mi sento donna madre quando sono forte, quando ho un obiettivo più grande che contempla i miei figli ma perché occupano uno spazio dentro il mio mondo e non sono io ad occupare un piccolo pezzo del loro. In genere quando questo succede compro qualcosa per me, anche quando non ho i soldi.

 

Mi sento femmina, e accade ahimè molto raramente, quando riesco ad imbarazzarmi per cose da ragazza, quando mi rivedo in atteggiamenti da ragazza. E io da ragazza ero molto poco femmina.

 

Mi sento donna, quando sono orgogliosa di me.

 

Mi sento donna che scrive quando riesco a farlo, quando trovo il tempo di dedicarmi alle parole.

 

Quando mi sento femmina, semplicemente non scrivo, perché è quando non ne ho il tempo.

 

Tirando le somme, penso di attribuire un significato molto negativo alla femminità e molto positivo alla donneità.

 

Però. Subito dopo aver partorito il mio primo figlio ricordo di aver pensato e di aver fatto girare una serie di sms in cui dicevo che una donna che partorisce diventa invincibile. Dopo, diventi immortale, mandrake, non c’è niente di più doloroso e di più impressionante e di più grande. Penso che quella sia la forza di una donna che scrive. Una donna che è passata di lì, quella cosa lì l’ha vista in faccia e sa la fatica e il sacrificio di doversi dedicare ad aprire le montagne per fare magari una cosa che sembra piccola e naturale: riuscire a coltivare qualcosa di sé, nonostante l’essere madre.

 

 Non sono pensieri troppo logici e consequenziali perché stasera sono molto stanca, ma ci ritornerò.

 

Scrivete!

 

 

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