La prima volta che ti ho visto volare

martedì, dicembre 1, 2009 22:57 | Filled in narrazione generativa

Cari amici e amiche, grazie per le parole che mi avete mandato in privato o in pubblico. Davvero mi fanno sentire meno sola. Ogni tanto ci ricado, mi sento sola. E’ un fatto.

 

Per stare con voi mi piacerebbe scrivere una cosa tutti insieme. Io ci metto l’attacco e poi possiamo provare ad andare avanti.  Vediamo cosa ne viene fuori.

 

chagall“La prima volta che ti ho visto volare ho spento il motore e mi sono incantata a guardare. Ero sola in mezzo alla strada….

Attesa

domenica, novembre 29, 2009 16:38 | Filled in patrizia

la bella addormentataHo latitato in questi giorni. E’ perché sono stanca. Tra pochi giorni l’ennesimo trasloco (ne ho fatti più o meno 5 o 6 da quando sono mamma) e non ho ancora cominciato a metter via. Ma c’è una stanchezza più forte di quella fisica. Una stanchezza che è come una palla grossa, ferma, immobile, che se ne sta dentro il mio corpo e lo rende insensibile. Io so che le mie emozioni in questo periodo si stanno dando appunatmento da qualche parte e quando sentirò dolore in quella parte avrò capito finalmente dove.

 

Quando arriva questa palla non c’è una particolare gioia né una particolare voglia. Non c’è voglia di ridere. Non c’è possibilità di divertimento o di rilassamento. Ci sono i baci per i miei figli ma non c’è contatto di corpo con tutto il resto del mondo che non si chiami Lorenzo o Benedetta.

 

E allora aspetto che torni la gioia, la felicità, la leggerezza e che torni l’amore. La voglia di stringermi e di stringere, la fiducia.

 

Ciò che è tornato in questi giorni è la malinconia. Malinconia di carezze e di voci dolci, di parole belle e rassicuranti. C’è anche che ieri quattro anni fa moriva mia mamma e davvero mi manca. Mi manca quando sono stanca. Malinconia di qualcuno che dica: non ti preoccupare ci sono qua io per te (e questo l’avevo già scritto nel libro, mi pare, pazienza, continua  a mancare), non ti preoccupare io ti voglio bene comunque, qualsiasi cosa succeda. Che la tenerezza si sostituisca al rimprovero, che chi è sempre pronto a mettere in risalto i difetti faccia una lista dei pregi e me li faccia vedere attraverso i suoi occhi.

 

E allora, mi viene da chiedere: vi capita spesso di sentirvi così? Quando è stato che avete aspettato una ripartenza? Che la vita ha ripreso a correre? E quando avete avuto la sensazione che si fosse fermata? Mi piacerebbe saperlo. Se, però, non avete tempo o voglia o spazio per rispondere, pazienza. Una cosa che succede ancora è riuscire ad aspettare.

 

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Una stanza tutta per sé

venerdì, novembre 27, 2009 23:18 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre

 

Una stanza tutta per sé

 

 Martedì 1 dicembre ore 17,00. Io vi aspetto.

 

 

Una sera, un caffè e un buon libro

martedì, novembre 24, 2009 22:18 | Filled in un caffè e un buon libro, una sera

diario piccolo

Domani sera, mercoledì 25 novembre alle ore 20.45 prende il via la rassegna dedicata ai libri di San Giovanni Lupatoto c/o la Biblioteca Comunale.

 

Per vedere la rassegna completa, leggi qui.

 

Il primo libro l’ha scritto Rosa Noci. Si tratta di un libro piccolo perché è scritto semplicemente, senza pretese, e proprio per questo merita di raggiungere tante case. Ha una prefazione importante, l’ha scritta Dino Coltro, un poeta lupatotino, famoso per aver raccolto e tramandato favole e poesie della tradizione veneta (e, io aggiungo, non solo).

 

Venite numerosi, se potete. Ci saranno caffè, dolci e buona compagnia per tutti.

 

E’ importante esserci nella propria città. Importante partecipare agli eventi di cultura. Perché la cultura non esiste senza di noi tutti. Quella che si fa nella Accademie non ha mai fatto niente per la gente, non ha cambiato mai il mondo, non ha prodotto mai nuova cultura. Io ci credo. Vorrei veniste a vedere anche voi.

 

 

Mercoledì 25 novembre

domenica, novembre 22, 2009 14:13 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre

copertina

 

 

Alle ore 17,30 c/o Il Circolo della Rosa, in via Santa Felicita  13 a Verona, Vicky Vinco e io parleremo del mio libro e probabilmente di tutto ciò che ci sta a cuore e ci gira intorno.

Delirio Romantico

venerdì, novembre 20, 2009 23:49 | Filled in gli esordi

 cop_delirioromanticoEnzo Cardone ha appena pubblicato un libro di poesie (Delirio Romantico, Albatros-Il Filo editore). Gli dedico questo spazio perché ammiro la dignità e la sensibilità (un po’ di natura e un po’ di cultura) del suo modo di rivolgersi per esempio a me. Mi ha contattata per farmi delle domande sul mio libro. Poi mi ha mandato da leggere delle sue poesie. Poi mi ha detto di questa raccolta. Io non amo il suo modo di fare poesia, lo trovo troppo antico e manierato. Però lui è davvero così. Un ragazzo antico. Perché lo è anche quando scrive l’oggetto di una mail, perché lo è nel profondo e io questo lo trovo bello e voglio dargli visibilità.

 

Di seguito il link per acquistare il libro e ciò che l’editore ha usato per la comunicazione del volume. Purtroppo st’editore non ha pensato a come la copertina avrebbe reso in foto e l’ha fatta bianca, ma accontentatevi.  Di seguito allego i file di due poesie della raccolta, per saggiare la lingua.

 

Vedi il libro e il suo autore

 

Delirio romantico

 

Vento di donna

 

 

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Accattatevello pure voi!

giovedì, novembre 19, 2009 21:57 | Filled in giulio mozzi

nonuncorso_lores

 

Non parlo di questo libro perché Giulio è una persona per me importante. Ma perché questo è un libro importante. E tutti gli amici di Giulio o i suoi lettori magari mi si rivolteranno contro, e probabilmente Giulio stesso, ma questo è il libro più bello che ho letto di Giulio Mozzi. Oooooohhh! Mi sento già la sgommata alle spalle.

 

Ho letto quasi tutti (o almeno penso), vabbè prima che mi arrivi la verifica scritta, diciamo molti dei libri di questo scrittore. Sono tutti libri per me molto importanti, ma non li ho amati mica tutti allo stesso modo e mica tutti per intero. Il penultimo (Corpo morto e corpo vivo), per esempio, è un libro coraggioso ma non è un libro che amo, è un libro del quale non scriverò. In tutti i suoi libri dove c’è narrazione è presente quella cosa che ti tiene attaccato alla sua scrittura e che, come ho già detto, ti fa venire voglia di scrivere, ti fa credere tutto possibile (con la scrittura) e questa è una trappola micidiale, se poi non lo sai fare. Però non so dire perché. Invece, ancora una volta è stato più bravo lui e lo ha detto qui. In questo libro. Tutto quello che in questo libro non è detto è il genio dell’invenzione, è il suo essere scrittore. Ed è comunque detto con quel talento lì di narratore.

 

L’ho letto due volte a fila in questi giorni. E lo ricomincerei di nuovo e poi di nuovo. Perché dice le cose che ogni persona interessata alla scrittura vorrebbe sentirsi raccontare. Perché ti sembra di avere di fronte Giulio a casa sua, a cena o al bar. Perché porge le cose con una semplicità ma con un’autorevolezza che gli credi incondizionatamente.

 

In questo libro c’è tutto ciò che Giulio Mozzi è (per quello che è per me lettrice). Tutto ciò che è come narratore, come insegnante e anche come uomo (per ciò che del suo essere uomo mi è dato sapere).

 

“Buondì” è la prima parola del libro. Buondì è la prima parola che vedi scritta quando scrivi una mail a Giulio. Buondì è la prima parola che ti dice quando ti risponde al telefono. Con quel Buondì entri in un mondo. Il mondo generoso e clamoroso e ambizioso di Giulio Mozzi. Che non ti può insegnare a diventare scrittore, ma ti racconta tutto ciò che sa per provarci, perché “i sentimenti, la creatività, l’ispirazione hanno bisogno della tecnica”.

 

 Il finale del libro:” Ricordate che nella scrittura e nella narrazione, così come per le altre arti, la cosa più importante e misteriosa è, di solito, proprio sotto il vostro naso. Io ho sperimentato questo : e vi auguro di sperimentarlo”.

 

E poi l’ultima parola è “Arrivederci”. La porta è ancora e sempre aperta.

 

Giulio Mozzi, (non) Un corso di scrittura e narrazione, Terre di Mezzo editore.

Ecco perché l’utero è un animale

martedì, novembre 17, 2009 22:50 | Filled in Istèria

starnutoMentre rappresentava per tutti la grande paura, (…), l’aporia fatta sintomo (…), si trattava, né più né meno, del sintomo di sentirsi donna, da Hystéra: ciò che si trova indietro, nel fondo, sul limite, in altre parole, l’utero. La parola “Isteria” appare per la prima volta nel trentacinquesimo aforisma di Ippocrate: “Per una donna colpita da Isteria o nel momento faticoso del parto, starnutire le è sicuramente d’aiuto”. Ciò significa che lo starnuto aiuta a rimettere l’utero nella giusta posizione, che quindi l’utero è dotato della capacità di spostarsi, e che questa specie di membro femminile è un animale.

 

da Georges Didi-Huberman, L’invenzione dell’Isteria, ed. Marietti 1820

 

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L’utero è un animale

sabato, novembre 14, 2009 22:01 | Filled in Istèria

utero“Quando dico donna, dico un sesso tanto fragile e (pur con tutto il rispetto e la riverenza che gli sono dovuti) tanto mutevole, tanto labile, incostante e imperfetto da farmi credere che la natura, quando ha fatto la donna, abbia smarrito quel buon senso onde aveva creato e formato tutto il resto. E io, avendoci pensato cento e cinquecento volte, non so che altro concludere se non che essa natura, forgiando la donna, abbia avuto riguardo al diletto sociale dell’uomo e alla perpetuazione della specie umana assai più che alla perfezione dell’individualità muliebre. Certo è che Platone non sa in quale rango collocarla, se fra gli esseri ragionevoli o fra gli animali bruti. Infatti la natura ha posto dentro al loro corpo, in un luogo segreto e intestino, un animale, un organo che l’uomo non ha, nel quale talora si generano certi umori salsi, nitrosi, borracinosi, acri, morsicanti, lancinanti, acutamente urticanti, per le punture e l’infuocata prurigine dei quali (poiché quest’organo è tutto nervoso ed ipersensibile) tutto il corpo è scosso, tutti i sensi rapiti, tutte le passioni esaltate e rinfocolate, tutti i pensieri rapiti. Di modo che se la Natura non avesse irrorato loro la fronte di un po’ di vergogna, voi le vedreste correre attorno a saccheggiar braghette come forsennate, tal quale le Pretidi, le Mimallonidi, le Tiadi bacchiche nel giorno dei baccanali, e con furia anche più spaventevole; perché questo terribile animale ha connessioni con tutte le principali parti del corpo, come è evidente in anatomia. Io lo chiamo animale, seguendo la dottrina sia degli accademici sia dei peripatetici. Poiché se il movimento in proprio è indizio certo di cosa animata, come scrive Aristotele, e tutto ciò che si muove da sé è detto animale, a buon diritto Platone lo chiama così, riconoscendo in esso movimenti suoi propri di soffocazione, di precipitazione, di corrugazione, di indignazione, e così violenti che sovente ne vien tolto alla donna ogni altro senso e movimento, come si trattasse di lipotimia, sincope, epilessia, apoplessia, e vari sintomi di morte”.

 

F. Rabelais, Gargantua e Pantagruele, Sansoni, Firenze, 1980

 

Andrea e Luca

venerdì, novembre 13, 2009 21:39 | Filled in narrazione generativa

Andrea, che di mestiere fa lo psicoterapueta, ha scritto in un commento appena più sotto:

 

“Sto leggendo il tuo libro, sembra tu l’abbia scritto nella stanza d’analisi, mi viene in mente che sia molto pasoliniano, nel senso dell’autore che entra in relazione con il lettore attraverso il proprio corpo, che mostra il suo corpo e ne fa testo, arte, oggetto di analisi, d’opinione. Il corpo gioca con la vita e la morte e sembra che tu ci voglia giocare fino in fondo”.

                               

 

arcana

 

  Ascolta Arcana

 

 

 

E dice due cose fondamentali e le dice come le sa dire uno che lo sa fare.

 

La prima: “sembra tu l’abbia scritto in una stanza d’analisi“.

 

Io nella stanza d’analisi ci sono entrata un poco dopo. L’analisi che io ho fatto si chiama emdr ed è stata l’esperienza più importante della mia vita perché mi ha messa al mondo e perché è andata a scovare nel mio immaginario storie incredibili, immagini e viaggi che sembravano farmi entarre in contatto con un’altra dimensione. In quei viaggi ho scritto pagine bellissime, ho toccato e parlato con mia madre, ho cercato spazi dove nessuno potesse farmi del male, sono stata un acaro gigante e poi una pagina che volava via, mi sono tolta pezzi di legno dalla pancia, e ogni cosa la costruivo a parole, scrivevo quello che vedevo parlando.

 

La seconda : “dell’autore che entra in relazione con il lettore attraverso il proprio corpo, che mostra il suo corpo e ne fa testo, arte, oggetto di analisi, d’opinione. Il corpo gioca con la vita e la morte e sembra che tu ci voglia giocare fino in fondo“.

 

Questa è la cosa!  Io sto lavorando proprio su questo. Sento l’esigenza di farmi corpo. Di fare della scrittura corpo. Di abolire il mezzo della pagina, di diventare io pagina, di fare della pagina il mio corpo e di fare del mio corpo pagina. Sto cercando il modo di farlo. Sto cercando il canale.  Quando scrivevo non lo sapevo. Lo facevo e basta. Ora lo so e cerco il modo per passare il confine.  Per scrivere col corpo. Dove mi porterà tutto ciò?