La narrazione generativa

mercoledì, novembre 11, 2009 21:45 | Filled in luce

Andrea says:

 

novembre 11th, 2009 at 16:31

 

Cara Patrizia,
ho appena comprato il tuo libro e insieme ad Ilenia stasera lo apriremo, ci scriveremo la data del 9 novembre, per ricordare l’incontro di noi 4, piccolo incontro, leggero, sottile, ma, in quanto incontro, in grado di cambiare le traiettorie delle nostre vite, impercettibilmente, ma inevitabilmente.
Ieri sono stato ad una presentazione di un libro scritto da un Professore a cui sono legato sia professionalmente che affettivamente. Io sono Psicoterapeuta e questo mio “maestro” ha scritto un nuovo libro con questo titolo “Il colloquio magistrale. La narrazione generativa”.
Io credo che la narrazione sia l’incontro tra persone, tra persone e contesti, tra persone e storie, ed essa sia generativa nel momento in cui apre a nuovi modi di essere e di raccontarsi. Nel nostro precedente “scambio” secondo me abbiamo dato una definizione emozionale di narrazione generativa, la tua presentazione a Fahreneit è stata generativa, nel senso che si sentiva la fatica di un parto, il parto di una morte che ha generato un libro ed una nuova donna. Generare è doloroso mi sembra, non generare è mortale. La narrazione e la psicoterapia hanno molto in comune e proprio questo in particolare, generano attraverso le parole, attraverso la relazione, attraverso le storie che ognuno di noi si porta con se e mette in gioco. Grazie ancora, per il libro, per la risposta che ci hai dato, per l’incontro e quell’impercettibile cambiamento che sta generando.

Andrea

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Piccole luminose cose

martedì, novembre 10, 2009 21:57 | Filled in luce

Ci sono versi, canzoni, parole che di luce ne fanno tanta, che la fanno dentro il cuore, che smuovono i sassi in pancia, così da abbattere i muri che ci isolano dalle ragioni e dallo sguardo degli altri. Voglio regalarvi ogni giorno un po’ delle mie e se vorrete rispondere o pubblicare un po’ delle vostre ve ne sarò grata. Luca, se ci credi ancora, mandaci un po’ di musica.

 

La voce

 

 

C’è una voce nella mia vita,
che avverto nel punto che muore;
voce stanca, voce smarrita,
col tremito del batticuore:
voce d’una accorsa anelante,
che al povero petto s’afferra
per dir tante cose e poi tante,
ma piena ha la bocca di terra:
tante tante cose che vuole
ch’io sappia, ricordi, sì… sì…
ma di tante tante parole
non sento che un soffio… Zvanî
Quando avevo tanto bisogno
di pane e di compassione,
che mangiavo solo nel sogno,
svegliandomi al primo boccone;
una notte, su la spalletta
del Reno, coperta di neve,
dritto e solo (passava in fretta
l’acqua brontolando, Si beve?);
dritto e solo, con un gran pianto
d’avere a finire così,
mi sentii d’un tratto daccanto
quel soffio di voce… Zvanî
Oh! la terra, com’è cattiva!
la terra, che amari bocconi!
Ma voleva dirmi, io capiva:
- No… no… Di’ le devozioni!
Le dicevi con me pian piano,
con sempre la voce più bassa:
la tua mano nella mia mano:
ridille! vedrai che ti passa.
Non far piangere piangere piangere
(ancora!) chi tanto soffrì!
il tuo pane, prega il tuo angelo
che te lo porti… Zvanî… -
Una notte dalle lunghe ore
(nel carcere!), che all’improvviso
dissi – Avresti molto dolore,
tu, se non t’avessero ucciso,
ora, o babbo! – che il mio pensiero,
dal carcere, con un lamento,
vide il babbo nel cimitero,
le pie sorelline in convento:
e che agli uomini, la mia vita,
volevo lasciargliela lì…
risentii la voce smarrita
che disse in un soffio… Zvanî
Oh! la terra come è cattiva!
non lascia discorrere, poi!
Ma voleva dirmi, io capiva:
- Piuttosto di’ un requie per noi!
Non possiamo nel camposanto
più prendere sonno un minuto,
ché sentiamo struggersi in pianto
le bimbe che l’hanno saputo!
Oh! la vita mia che ti diedi
per loro, lasciarla vuoi qui?
qui, mio figlio? dove non vedi
chi uccise tuo padre… Zvanî?… -
Quante volte sei rivenuta
nei cupi abbandoni del cuore,
voce stanca, voce perduta,
col tremito del batticuore:
voce d’una accorsa anelante
che ai poveri labbri si tocca
per dir tante cose e poi tante;
ma piena di terra ha la bocca:
la tua bocca! con i tuoi baci,
già tanto accorati a quei dì!
a quei dì beati e fugaci
che aveva i tuoi baci… Zvanî!…
che m’addormentavano gravi
campane col placido canto,
e sul capo biondo che amavi,
sentivo un tepore di pianto!
che ti lessi negli occhi, ch’erano
pieni di pianto, che sono
pieni di terra, la preghiera
di vivere e d’essere buono!
Ed allora, quasi un comando,
no, quasi un compianto, t’uscì
la parola che a quando a quando
mi dici anche adesso… Zvanî

 

Giovanni Pascoli, da Canti di Castelvecchio

 

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Non credere

sabato, novembre 7, 2009 20:45 | Filled in emozioni

ivan 

Ascolta Ivan Graziani

 

Oggi ho male alla pancina. La malattia della mia pancina è nata nel sangue per la scienza, ma è frutto delle mie emozioni. Quando le mie emozioni sono troppo forti e io non le guardo in faccia fanno un po’ di strada e vanno giù giù nel mio pancino e lo aprono. L’ho visto in foto con la sondina che attraversa il mio intestino, tante volte, nella tv dei medici in endoscopia. Il mio piccolo intestino pulsa e batte come un cuore ma è un cuore sanguinante, con tanti occhi rossi che si aprono e si chiudono (senza abbracciarsi, ahimè) ad ogni battito. Ecco, ricordo che Ivan è morto di un tumore al colon. Me ne sono ricordata oggi mentre mia figlia riascoltava Firenze. E allora ho pensato a tutte le sue emozioni che sono finite nella sua pancia. Ho pensato che forse la sua vita, di emozioni è stata piena. Ho pensato che siamo macchine meravigliose e nel meraviglioso di cui siamo fatti sta tutto il nostro essere amore.

 

Poi si parla tanto del male (anche qui) tra gli scrittori.  Tutto è male. Non c’è altro che male. Io non riesco a portare luce. Cerco di imparare la speranza, il cambiamento, di trovarlo davvero un lumino in fondo alla strada, se no io a quel male non ci credo. E non è un pensiero scollegato. E’ che mia cugina ha 35 anni e un bambino appena nato, e da poco un tumore così brutto che non sanno e non sanno cosa fare. Aspettare. Questo è male, sì, certo, questo è male. Non il male di chi crede che la sua vita sia piena di male perché fa bello e fa luce il male. E ogni riferimento è puramente non casuale. 

 

Ma non volevo parlare del male. Della luce voglio parlare. Della luce della vita che quando viene al mondo aspetta solo la tua pelle per essere salvata. 

 

E’ successo ieri

venerdì, novembre 6, 2009 19:02 | Filled in parole, patrizia

foto patrizia 067E’ successo ieri ed è arrivato tutto insieme.

 

Non me la sento più di prendermi cura di quel libro azzurro che porta in alto sopra il titolo il mio nome. Ho fatto tanto. Ho fatto abbastanza. In questo tanto e in questo abbastanza c’è stato tempo ed energia per portarlo all’attenzione del mondo. E’ durato mesi e ancora dura, il mio piccolo libro, uscito un 3 giugno di caldo, mentre in casa editrice succedevano grandi cambiamenti che hanno impegnato uffici stampa e uffici immagine, che sembrava quasi irreale quell’albero invernale.

 

E’ finito il tempo della promozione. E’ un libro vecchio. Il tempo di vita di un libro sono tre settimane, mi era stato detto, il mio ha resistito all’estate e all’autunno. Per me è un libro bello che vive, ma del quale non mi occuperò più. Ho ancora quattro appuntamenti da qui a marzo. Li vivo serenamente. Mi sono esposta e mi è venuto naturale. Mi è mancata una presentazione torinese. Resta un po’ un sogno andare in vetrina nella propria città. Non me ne sono occupata a suo tempo e non ho più voglia di farlo ora.

 

Mi ritiro dalle parole di mia madre. Mi ripiglio me stessa. Ciò che non è possibile fare coi figli di carne, dà le vertigini con i figli di carta. Altre parole e altre storie mi chiamano a sé, devo andare avanti e dedicarmi a quelle.

 

Sono cresciuta col mio libro, tanto, ho capito di cosa è fatta la mia scrittura, che cosa mi interessa, ho guardato in faccia la vergogna e sono passata oltre, non ho più paura di me e del giudizio del mondo. Io oggi mi sento una scrittrice. Perché ci credo. Perché ci credo tanto. Perché credo di poter scrivere ancora. Perché quello che scrivo ha un valore. Lo ha avuto per molti di voi che mi hanno letto e continua ad averlo per me. Grazie.

 

 

Il libro del giorno di ieri

giovedì, novembre 5, 2009 18:53 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre

copertina 1

 

Fahreneit, 4 novembre 2009.

Ascolta l\’intervista

Silence. Luca.

mercoledì, novembre 4, 2009 11:26 | Filled in silence

Io, Luca l’ho conosciuto in questo spazio perché Luca ha letto il mio libro e mi ha scritto. E poi ci ha scritto a proposito della musica che sento nelle parole. Ci ha scritto del silenzio che è pieno di suoni e di musica. Ci ha scritto che la musica gli ha salvato la vita. Ci ha scritto di un negozio anche della mia infanzia. In quel negozio, Maschio in piazza Castello, i miei genitori hanno fatto sacrifici per comprarmi un pianoforte, tanti anni fa. Il pianoforte ce lo ho ancora.

 

Poi con passione ha accettato di dedicarci il suo tempo per una rubrica che a me ha insegnato tanto, mi ha fatto conoscere suoni e musicisti e cantanti che ignoravo. Per esempio mi ha fatto scoprire Antony che mi accompagna spesso durante il giorno.

 

Però, Luca ha maturato una scelta diversa. Pensa che la sua rubrica non serva né a lui né agli altri. E mi ha scritto una lettera per dirmelo che pubblico per intero. Perché mi piacerebbe, almeno, alla fine di un percorso, che chi passa di qua abbia voglia di dirgli grazie. Perché diamo sempre per scontati la passione e quindi il tempo di chi ce ne dedica un po’. E invece quello è un tempo prezioso. Grazie, luca.

 

 La lettera di Luca:

 

Ciao Patrizia,
Ci penso da settimane e adesso ho deciso con serenità. 
Non manderò più musica da inserire nel tuo blog.  Non so se questi inserti
servono a qualcosa, di certo non ai musicisti che ho proposto, neppure a me. 
Ho la sensazione che tutto resti li, appiccicato come il manifesto di qualcosa
che non interessa a nessuno e io non mi sento stimolato a proseguire. 
Ti ringrazio per l’invito che mi hai fatto.  Magari troverai qualcuno che
continuerà al mio posto, e forse meglio.
Ti auguro buona serata e la piena realizzazione dei tuoi progetti.  
: )
Luca


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Fahreneit

martedì, novembre 3, 2009 22:15 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre

copertina 1

 

Mercoledì 4 novembre, 100%. Radiotre, ore 17,20, Gli ultimi occhi di mia madre.  

Ma seguitela tutta la trasmissione che ne vale la pena!

Fahreneit

lunedì, novembre 2, 2009 22:33 | Filled in gli utlimi occhi di mia madre

copertina 1 C’è stato un momento della mia vita che è durato quattro anni. C’è stato un momento che è cominciato il 7 maggio del 2002 ed è terminato nel novembre del 2006. Il 2002 è stato il momento in cui sono diventata madre ed è stato il momento in cui ho terminato la Scuola Holden, salutandola per sempre. Il 2006 è stato il momento in cui ho cominciato a scrivere il libro di mia madre.

 

Dentro quel momento ho fatto la mamma di due figli. Dentro quel momento non ho lavorato, non ho letto e non ho scritto. Dentro quel momento ho spesso guardato il muro bianco e mi sono chiesta perché era finito tutto ancora prima di cominciare. Dentro quel momento ho pensato di stare vivendo una vita che non era la mia perché mi sentivo sola di una solitudine indicibile. Dentro quel momento a un certo punto ho cominciato ad ascoltare la voce di Marino Sinibaldi. La sua voce parlava di libri e lo faceva dalla bocca di scrittori e io mi sentivo che mi usciva una cosa dallo stomaco che mi aiutava a sopportarmi.

 

Mercoledì 4 novembre al 90% la mia voce uscirà da quella radio. Non sono riuscita a spiegarlo ai miei figli cosa significherà essere lì per me. Per me significherà aver oltrepassato quel muro bianco, avere vinto una battaglia, avere sfidato la vita e averle detto: non sei mai abbastanza finita, c’è sempre una possibilità, c’è sempre la via di fuga, c’è sempre una salvezza.

 

Darò conferma della mia presenza domani quando avrò guadagnato anche quel 10% che mi separa da Radio 3.

 

Grazie.

Corpo morto e corpo vivo / Appuntamenti

domenica, novembre 1, 2009 22:28 | Filled in giulio mozzi

Dal sito di Giulio Mozzi

By vibrisse

 

Il piccolo libro Corpo morto e corpo vivo: Eluana Englaro e Silvio Berlusconi comincerà il suo cammino mercoledì 4 novembre 2009, quando sarà nelle librerie.

Il 6 novembre 2009 Giulio Mozzi ne parlerà a Cagliari con lo scrittore Nicola Lagioia, nell’ambito del festival Leggendo metropolitano (preleva qui il programma) organizzato dall’associazione culturale Prohairesis. Sala Achab, ore 16.30.

 

Il 12 novembre 2009 Giulio Mozzi ne parlerà a Perugia con l’antropologo Piergiorgio Giacchè, nell’ambito del festival Umbrialibri (preleva qui il programma). Auditorium Santa Cecilia, ore 16.00.

Il 14 novembre 2009, a Cuneo nell’ambito del festival Scrittori in città, Beppino Englaro e Haidi Giuliani converseranno su L’etica della dignità; Giulio Mozzi fungerà da moderatore (Il programma è prelevabile qui; la scheda dell’incontro è qui).

Il 23 novembre 2009 Giullio Mozzi sarà a Belluno. L’incontro è organizzato dall’Associazione culturale «32100». Istituto Catullo, aula magna, ore 18.30.

Altri appuntamenti sono in via di definizione. Chi fosse interessato a organizzare appuntamenti attorno a questo piccolo libro può rivolgersi all’editore o scrivere direttamente a Giulio Mozzi.

 

Il mio nome è legione

giovedì, ottobre 29, 2009 19:11 | Filled in demetrio paolin

 “ caffè letterario “

Libreria Rinascita

Corso Porta Borsari, 32

Verona

 

                                                   

 

 

Venerdì 30 ottobre – ore 18,45

 

 

incontro con

 

Demetrio PAOLIN

 

autore del romanzo 

 

IL MIO NOME E’ LEGIONE

 

introduce  

 Giulio MOZZI

 

 

Il mio nome è Legione è l’anatomia del male quotidiano in tutte le sue implicazioni: sofferenza, colpa, necessità, rabbia, stupore, incomprensione