Tragico greco

martedì, ottobre 23, 2012 8:20 | Filled in senza categoria

natoliHo letto questo libro. Poi mio figlio che ha 10 anni e che adora il cinema e qualsiasi tipo di film (da grande vuole fare l’attore a Hollywood perché gli attori americani sono più bravi), sabato pomeriggio si è messo su il DVD del Decalogo 1. Me ne sono accorta quando il film era già verso la fine, che il bambino era già caduto nel ghiaccio e improvvisamente ho capito una cosa.

 

Sono belle le rivelazioni. Tu pensi, pensi, pensi e non metti mai a fuoco, poi a un certo punto è tutto chiaro, più difficile spiegarlo chiaramente ma a questo servono i filosofi e i saggisti e i critici (gli scrittori hanno un altro compito, quello di mettere in scena il problema, palesarlo, mica di risolverlo o spiegarlo).

 

Perché quel film tocca dentro e lascia dentro tante domande e in una parola ti lascia di stucco? Mica solo quello, ovvio, ma tutti i film (e mica solo i film) fatti un po’ così. Perché il protagonista è un eroe tragico. Ma proprio nel senso di tragico greco, quello di cui parla Natoli. L’eroe tragico (greco) non è né solo buono né solo cattivo, deve stare nel mezzo, porta con sé una colpa (che non è proprio colpa sua) che si mescola al suo destino (che poteva anche andargli diversamente). Questa mescla di colpa/pena/destino che è colpa sua ma anche no, che patisce lui ma che avrebbe anche potuto non patire, che gli capita addosso dall’alto ma che sarebbe anche potuto non accadere fa sì che guardare quell’eroe lì, assistere a quella storia lì, ti rivolge le budella.

 

Le storie che mi piacciono hanno a  che fare con quel tragico lì.  Sto studiando per poter costruire storie così. 

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